• Appello pubblico: Difendiamo l’art. 27 della costituzione

    Nelle carceri italiane ci sono 43.117 posti regolamentari e quasi 64.000 detenuti. Stipati uno sull’altro. Il personale sotto organico è costretto a lavorare in condizioni di pesante disagio e tensione. In questa situazione viene meno anche la dignità e l’umanità delle persone detenute.
    I cittadini italiani chiedono sicurezza. Hanno diritto alla sicurezza. Ma in che modo parcheggiare in celle invivibile i detenuti in attesa di nulla contribuisce alla sicurezza? Non conviene a nessuno che una persona che ha commesso un reato esca di galera forse peggiore di come ci è entrata. Se i cittadini liberi ci riflettessero più spesso, forse smetterebbero di pensare che la soluzione a ogni problema sia prevedere sempre più galera per chi viola la legge.
    Il carcere ci serve e ci rassicura quando è previsto: per chi costituisce realmente un pericolo per la società.
    Il carcere NON ci serve e NON ci rassicura quando è previsto: per chi sta male e avrebbe bisogno di essere curato; per chi ha problemi con la droga; per chi è giovane e potrebbe essere aiutato con pene diverse dalla detenzione, piuttosto che parcheggiato in un luogo “intollerabile” come le attuali galere; forse non serve più neppure per parecchi di quei 20.000 detenuti che stanno dentro con meno di tre anni di pena ancora da scontare (di cui quasi 9.000 ne hanno meno di uno) e ci farebbero sentire tutti più sicuri se invec e potessero scontare l’ultima parte della loro pena in misura alternativa, lavorando per costruirsi un futuro decente.
    Sottoscrizione aperta ad enti, associazioni e singoli cittadini Per aderire: inviare una mail a redazione@ristretti.it con scritto “Difendiamo l’art. 27 della Costituzione” (le adesioni raccolte saranno raccolte in un dossier per il Presidente della Repubblica) www.ristretti.it
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Mafia, la Puglia non è periferia

L’attività della criminalità organizzata pugliese mira anche all’“accaparramento dei finanziamenti pubblici”. Gli “illeciti nella Pubblica amministrazione” hanno raggiunto tali “connotazioni negative” da avere “indotto la Procura della Repubblica di foggia a costituire un apposito pool investigativo”.
Nella relazione relativa al 1° semestre 2006 la Direzione investigativa antimafia chiarisce che “nella città di Lecce, gli appartenenti ai vecchi gruppi criminali sembrano mirare alla riorganizzazione dello sgominato clan «Cerfeda»”. L’obiettivo è “monopolizzare la gestione del traffico e dello spaccio degli stupefacenti”, in contrasto con “un altro gruppo criminale che opera nello stesso settore in città”. Leggi l’inchiesta (L’ImPAZiente n. 12)

Il bavaglio all’informazione
Quando non è voluto è imposto. Anche indirettamente, col privare tv, radio e giornali dei mezzi adeguati per, anche semplicemente, fare (corretta) informazione. Leggi l’approfondimento (L’ImPAZiente n. 12)

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