A Colleferro il “sequestro” ha funzionato

“Un segnale positivo l’abbiamo ottenuto. Mentre ieri l’azienda ci dava solo nove mesi di vita, oggi (ieri, ndr) ci hanno promesso che si impegneranno a trovare una soluzione per evitare la chiusura”. L’azione di forza, lo pseudo sequestro dei tre dirigenti dell’Alstom attuato martedì dagli operai di Colleferro, è andata a segno. Nella mattinata di ieri, dopo un incontro, a Frascati, tra l’azienda e il Coordinamento aziendale europeo (che riunisce i rappresentanti sindacali dei vari stabilimenti Alstom in Europa) “ci è stato promesso che entro la fine dell’anno presenteranno un nuovo progetto industriale che ci consenta di uscire da questo tunnel” spiega Paolo Caviglia, Rsu Cgil.
In concreto non molto. “Insieme alla regione Lazio – dice Caviglia – l’Alstom valuterà l’opportunità di creare un polo manutentivo per le linee regionali e le aree metropolitane. Un polo costituito da una parte pubblica e una privata”. La multinazionale francese metterebbe a disposizione le maestranze.
Gli operai, gli impiegati della Alstom per ora tirano un sospiro di sollievo. La prospettiva di un trasferimento a Napoli o addirittura in Francia, come paventato mercoledì dall’azienda, non era assolutamente allettante. L’età media in fabbrica è di 40 anni. “L’azienda ci tiene a dare di sé un’immagine pulita, di vicinanza ai dipendenti e per questo che si fa avanti con queste proposte – spiega Caviglia – ma per noi è difficile lasciar tutto e andar via. Un trasferimento di questo tipo non so fino a che punto si possa prendere in considerazione. Ognuno di noi ha famiglia, un mutuo contratto per comprare casa, figli piccoli, come si può pensare di trapiantarci oltralpe?”.
Ma anche chi, a 57 anni, potrebbe anche al limite andare in pensione non ci sta a mollare. Mauro Perna, impiegato, da 30 anni responsabile della settore elettrico, una figlia ancora a carico, con una moglie che non lavora, dice: “parlano tanto di alzare il tetto dell’età pensionabile e poi, all’atto pratico, nessuno disdegna di ricorrere ai soldi di mamma Inps per i prepensionamenti”. E non si capacita, Mauro, del perché lo stabilimento di Colleferro “che raccoglie le professionalità di un’intera provincia che è quella di Roma e oltre”, perché sia stato ridotto a lavorare solo sulla manutenzione. “Siamo nati come costruttori di treni – dice Mauro Perna – è l’Alstom che ha deciso, già due anni fa, di concentrare il lavoro solo sulle riparazioni perché il mercato italiano, ci dicevano, non permetteva di avere due siti dedicati alla costruzione. A Savigliano si costruisce e a Colleferro si ripara, questo ci ripetevano continuamente”.
E proprio da Savigliano, provincia di Cuneo, arriva la notizia di un’ora di sciopero previsto per stamattina, con uscita anticipata dalla fabbrica, “per sostenere la causa dei nostri colleghi di Colleferro, perché oggi tocca a loro, domani a chi?”. In un comunicato congiunto, gli Rsu attaccano così la strategia industriale della Alstom “che fa a pezzi le nostre fabbriche e il nostro lavoro” e chiedono “dove sono finiti i proclami della multinazionale francese che ha dichiarato grandi propositi e acquisizioni di commesse per il mercato italiano e non” e “perché porre la pregiudiziale che le commesse debbano arrivare da un cliente italiano per salvare il sito di Colleferro”.
Il punto è che, anche in questa vertenza come in tante altre che si stanno consumando in giro per l’Italia, sembra che la questione abbia poco a che fare con la tanto evocata crisi economico-finanziaria e la pesante recessione che ne è derivata. Lo spiega in parole semplici Mauro Perna quando dice che “la Alstom ha un sacco di lavoro se solo ci facesse lavorare invece che dare l’attività in appalto a ditte esterne”. Delle regioni meridionali, della Campania e del napoletano soprattutto. Per lo più ditte individuali, dove gli operai costano meno, reclamano scarsi diritti sindacali “perché quando uno ha bisogno si adatta”. E magari sono anche meno preparati. “Nel nostro settore però – afferma Perna – la professionalità è importante per essere competitivi, per garantire sicurezza. Parliamo di treni che trasportano persone”. E quella dell’appalto a ditte esterne è una storia vecchia, come vecchia è la periodica minaccia di chiusura da parte dell’azienda. “È già successo nel 2007 – ricorda Perna. Poi la soluzione definitiva del problema è stata posticipata, come i manager sembrano intenzionati a fare oggi.

Da Il Fatto Quotidiano dell’8 ottobre 2009

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