Sono da sette mesi senza stipendio, ad alcuni di loro i servizi sociali hanno sottratto i figli perché non sono più in grado di badarci, altri rischiano di perdere la casa, messa all’asta perché non possono pagare più il mutuo. Sono i 1400 lavoratori della sanità privata abruzzese impiegati nel gruppo Villa Pini di Vincenzo Angelini. Quel Vincenzo Angelini, il grande elemosiniere della sanità abruzzese che, da quanto lui stesso riferito a suo tempo alla procura della repubblica di Pescara, ha pagato tangenti per decine di milioni di euro a destra prima (grande finanziatore di Forza Italia) e a sinistra poi, per assicurarsi i favori della politica. Ed è stato il terremoto, quello istituzionale. Esploso l’anno scorso con l’arresto dell’allora presidente della Regione, Ottaviano del Turco e una decina tra assessori, ex-assessori, consiglieri ed alti funzionari regionali.
Da martedì sera, a turno, per non compromettere le prestazioni sanitarie essenziali a tutela dei pazienti, i 1400 lavoratori delle diverse strutture sanitarie del Gruppo sacrificano ferie e riposi settimanali per presidiare giorno e notte la sede dell’assessorato. Supportati dai sindacati Cgil, Cisl e Ugl, sono intenzionati a continuare ad oltranza nella protesta “fino a quando non ci saranno risposte serie e definitive” dice Carmine Ranieri, segretario generale funzione pubblica Cgil Abruzzo. L’occupazione è scattata dopo l’ennesimo tentennamento della Regione che nell’ultima riunione di una vertenza che va avanti da almeno un anno non ha saputo indicare l’ammontare dei debiti delle Asl verso Angelini. “Il presidente della Regione, Gianni Chiodi ha parlato di una somma prudenziale pari a 6 milioni 350 mila euro. Ma una cifra del genere – spiega Ranieri – consentirebbe di coprire solo i contributi fin qui maturati e al massimo uno stipendio arretrato”. “Hanno paura, per questo non intervengono come devono – si sfoga al telefono Carla Di Fabio, da dieci anni fisioterapista della SanSteFar, azienda del gruppo sanitario Angelini -. Il nostro datore di lavoro è riuscito a mandare in galera Del Turco e mezza giunta regionale e adesso hanno paura di finire allo stesso modo. Ma io chiedo al presidente Chiodi, che parla sempre di rispetto delle regole, se un imprenditore che da sei mesi non paga gli stipendi a 1400 lavoratori è una persona dentro le regole”. “Che mi ricordi – dice Carla – in tanti anni di servizio non abbiamo mai ricevuto lo stipendio puntuale al 10 del mese. Mai un permesso retribuito per i corsi di formazione che pure l’azienda dovrebbe riconoscere. Due anni fa i ritardi nel pagamento degli stipendi si sono allungati fino a tre mesi. Fino ad arrivare a sei mesi quest’anno. Solo dopo manifestazioni, proteste e solleciti abbiamo ottenuto il pagamento diretto dalle Asl di quattro stipendi arretrati. L’ultimo pagamento è di settembre quando, a copertura parziale dello stipendio di aprile, abbiamo ricevuto 516 euro”.
I lavoratori sono allo stremo, non sanno più come andare avanti. “Mia figlia – dice Carla – ha scritto una lettera al Presidente della Repubblica per chiedere, per favore, di far prendere lo stipendio alla sua mamma. E ci sono colleghi che se la passano peggio, alcune mamme monoreddito hanno perso l’affidamento dei propri figli”.
Non solo i lavoratori, ma anche le ditte esterne che nelle strutture del Gruppo Angelini garantiscono servizi come quello della mensa o delle pulizie minacciano ormai azioni forti per i mancati pagamenti. “La Regione deve pretendere il rispetto delle regole da Angelini – afferma Ranieri – altrimenti procedere alla rescissione delle convenzioni affidando la gestione temporanea dei servizi alle asl in attesa di accreditarli ad altri imprenditori, più affidabili. E’ una procedura già seguita anni addietro in altre regioni e ha funzionato, ha consentito il corretto funzionamento di un servizio pubblico essenziale com’è quello sanitario”.
Giovedì mattina intanto i sindacati sono stati ricevuti al Senato da Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sull’efficacia del Servizio sanitario nazionale che già nei mesi scorsi con l’ausilio dei Nas, aveva effettuato un sopralluogo in alcune strutture psico-riabilitative del Gruppo Angelini riscontrando gravi irregolarità presso le strutture “Ex Paolucci” e “Le villette” di Chieti: mura macchiate di muffa, pavimenti sporchi e scivolosi imbrattati di urina e sangue, scarsa igiene nelle stanze e nei bagni. Ne è seguita un’ordinanza del sindaco di Chieti, Francesco Ricci, che nel settembre scorso ha disposto la chiusura delle strutture, ancora però attive in attesa che si trovi una idonea sistemazione per i pazienti e i lavoratori. Marino ha assicurato ai sindacati che farà tutte le pressioni istituzionali necessarie affinché si intervenga a 360 gradi per risolvere la grave situazione in cui ormai si è impantanata la sanità abruzzese.
Da Il Fatto Quotidiano dell’1 novembre 2009
La foto è tratta dal sito di indymedia abruzzo
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"Con l'emendamento votato al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettivita''. Lo afferma don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e Presidente di Libera.