Archivio per ‘Economia’

novembre 17, 2009

Ilva e diossina: tutti sapevano nessuno si è mosso

L’ultimo intervento della magistratura è del 3 novembre scorso. Su mandato della Procura di Taranto, la guardia di finanza ha sequestrato quattro pontili nello scalo portuale utilizzati dall’acciaieria più grande d’Italia per lo sbarco delle materie prime e l’imbarco dei prodotti finiti. Si contestano violazioni in materia ambientale, tra cui lo stoccaggio di rifiuti speciali. L’Ilva avrebbe operato senza autorizzazioni. Tra i denunciati, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento. È l’ennesimo legnata per una città martoriata dall’inquinamento, la “Seveso del sud” l’hanno ribattezzata gli ambientalisti. Con la differenza che se a Seveso, nel ‘76, l’inquinamento da diossina fu un fatto repentino (un guasto a un reattore provocò lo sprigionarsi di una nube tossica che avvelenò la popolazione, inquinò l’ambiente), a Taranto la diossina sparge morte lenta “da 45 anni” denuncia Peacelink, l’associazione che ha smascherato lo stato dei fatti nel 2005. Da allora sappiamo che a Taranto si produce il 90% della diossina prodotta in Italia, l’8,8% del totale europeo e che il formaggio prodotto a Taranto è contaminato e per questo oltre mille capi di bestiame l’anno scorso sono stati abbattuti, con grave danno per le aziende zootecniche della zona.. Eppure i dati sulla diossina erano pubblici, bastava leggere il registro Ines, inventario nazionale delle emissioni e delle loro sorgenti. Dov’erano gli organi di controllo, le istituzioni, cosa faceva la politica locale, nazionale? Gli europarlamentari, anche quelli italiani, già dal 2001 conoscevano il pericolo. Gliene dava conto la Commissione europea nel promemoria “Strategia comunitaria sulle diossine, i furani e i bifenili policlorurati”. La notizia la dà, di nuovo, Peacelink. Con quella nota la Commissione Ue spiegava che “le autorità di regolamentazione hanno esternato timori per gli effetti negativi che l’esposizione a lungo termine a quantità anche infinitesimali di diossine e PCB (i bifenili policlorurati, ndr) può produrre sulla salute umana e sull’ambiente” e, esortando a “informare l’opinione pubblica”, avvertiva che “la sinterizzazione dei minerali ferrosi potrebbe diventare in futuro la fonte principale di emissioni industriali”. Bene, anzi male. Gli europarlamentari italiani avrebbero dovuto sapere che proprio in Italia, a Taranto è ubicato l’impianto di sinterizzazione di minerali ferrosi più grande d’Europa. Un colosso che si estende per una superficie che è il doppio di quella della città che lo ospita. Gioia e dolore dei tarantini, 13mila occupati nello stabilimento, 20mila con l’indotto. Il ricatto occupazionale tiene sotto scacco da sempre la città, paralizza le istituzioni, spesso resesi complici. “Occorreva informare gli abitanti – dice Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione – ma nulla è stato fatto anzi, si facevano pascolare le pecore attorno all’impianto e i consumatori, ignari, consumavano prodotti contaminati da diossine, furani e PCB”. Un mese fa la Asl di Taranto ha riscontrato la contaminazione anche nelle uova dei pollai di Martina Franca, 20 km a nord di Taranto. “La diossina – dice Marescotti – può avere un impatto sulla salute di chi consuma ma anche di chi non è ancora nato. Le donne in età fertile o in stato di gravidanza dovrebbero essere tutelate”. In due anni già due mamme hanno scritto a Peacelink denunciando la malattia dei figli. Un ventenne colpito da linfoma linfoblastico (la denuncia è del settembre scorso) e l’altro, un bambino nato con la labiopalatoschisi, una malformazione della bocca. Daniela S, la sua mamma, due anni fa raccontò: “Nello stesso mese, nello stesso ospedale di Taranto si sono avuti 4 casi simili”.
“L’unico atto concreto finora – afferma l’ingegnere Biagio De Marzo, ex capoufficio tecnico all’Ilva, componente di Peacelink e dell’Ail, associazione italiana contro le leucemie – è stata la legge regionale che nel 2008 ha imposto alle industrie pugliesi il limite europeo di 0,4 nanogrammi per metro cubo di tossicità equivalente per le emissioni di diossina. Una legge purtroppo depotenziata dal compromesso firmato nel febbraio scorso tra Governo e Regione Puglia, con la regia del sottosegretario Gianni Letta”. La legge imponeva all’Ilva una riduzione progressiva della diossina entro date prestabilite. “Il compromesso istituzionale – spiega De Marzo – ha fatto slittare il primo termine da aprile 2009 a giugno 2009, e quindi via via tutti gli altri. Di questo passo come si farà a rispettare la data del 2010?”.
Rimane il paradosso che mentre la Regione, proprio perché spinta dalle pressioni degli ambientalisti sul caso Ilva, è riuscita a uniformarsi agli stardard del resto dei paesi europei, l’Italia ancora non lo fa. Il decreto legislativo 152/2006 prevede infatti un limite alle emissioni di diossina immensamente superiore, “pari a 10 mila nanogrammi in concentrazione totale, e 333 per tossicità equivalente!” spiega De Marzo. Secondo Peacelink il decreto sarebbe peraltro viziato da incostituzionalità perché avrebbe dovuto attenersi a quanto prescritto dalla legge delega (la 308 del 2004) che sanciva il rispetto dei principi e delle norme comunitarie “e palesemente non lo ho fa fatto”.
Taranto intanto è spaccata tra quanti hanno proposto un referendum popolare per la chiusura dello stabilimento e quanti invece ne difendono la vita in nome dell’occupazione. Per ora ci ha pensato il consiglio comunale a sbloccare il dilemma. Il referendum avrebbe dovuto tenersi in primavera, in concomitanza delle elezioni regionali. Troppo scomodo. E con i soli voti dei consiglieri di maggioranza si approva una modifica al regolamento sul referendum consultivo che fa slittare il tutto.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 novembre 2009

Leggi l’art. in pdf_IlFatto17nov2009

La Svolta. Donne contro l’Ilva un documentario di denuncia sull’Ilva di Taranto presentato alla 67 Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia
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settembre 11, 2009

Morti fisiologiche, suicidi normali

Tutti giustificati dalle dimensioni delle aziende in cui accadono.

Dev’essere vero se la pensano così in Francia come in Italia.

France Télécom è la maggiore impresa di telecomunicazioni francese, il terzo operatore mobile e primo fornitore di accesso a Internet via Adsl in Europa, una delle principali aziende mondiali del settore. Nel 2008 ha realizzato un fatturato di 53 mld di euro. Conta 140 milioni di clienti nel mondo e circa 100 mila dipendenti.
Oggi, una giovane donna di 32 anni, dipendente dell’operatore di telefonia, si è gettata dal quarto piano di un immobile del gruppo, nel XVII arrondissement a Parigi. Dopo ore di agonia all’ospedale Beaujon è morta.
Sono 23 i dipendenti di France Télécom ad essersi tolti la vita nell’ultimo anno e mezzo, dieci quelli che ci hanno provato.
La compagnia telefonica non nascone che ci siano delle difficoltà. Secondo quanto riportato da Repubblica “il direttore delle risorse umane Olivier Barberot ha dichiarato infatti che su alcuni dipendenti potrebbe aver influito in modo negativo il clima di cambiamento dell’ultimo periodo”. Il gruppo France Telecom, quotato in Borsa dal 1997, ha proceduto a drastiche ristrutturazioni da quando lo Stato non detiene più il 50% e dal 2002 ad oggi ha mandato a casa 40mila lavoratori.
Nello stesso tempo però, “France Telecom – cito sempre Repubblica – pur riconoscendo il problema e dichiarando che si sta facendo tutto il possibile per affrontarlo, ha commentato che il tasso di suicidi registrato è a un livello “normale” per una compagnia delle sue dimensioni”. Normale. Suicidi normali.

L’Ilva di Taranto è la più grande acciaieria d’Italia e d’Europa. Nata dalle ceneri della dismessa Italsider, è una società per azioni del Gruppo Riva che opera nel campo delle produzioni siderurgiche e delle attività ad esse collegate. Oggi il Gruppo possiede 38 siti produttivi, di cui 20 in Italia (dove viene prodotta la parte prevalente dell’acciaio – oltre il 64% – e dove l’azienda realizza circa il 69% del proprio fatturato) ed altri in Germania, Francia, Belgio, Spagna, Grecia, Tunisia e Canada. Fanno inoltre capo al Gruppo 26 Centri di Servizio e Società Commerciali.
Più grande della stessa città che la ospita, l’Ilva si estende su una superficie di 15milioni di metri quadrati, più del doppio di Taranto. È attraversata da 200 chilometri di binari, 50 di strade, centonovanta di nastri trasportatori. Ogni anno produce oltre 10 milioni di tonnellate d’acciaio. Insieme all’aumento annuale dei profitti detiene il primato nazionale di morti sul lavoro (oltre 180), con migliaia gli incidenti (4.315 solo nel 2004).
Il padron dell’Ilva, Emilio Riva, va ripetendo da sempre che “le morti sul lavoro sono fisiologiche”. Fisiologiche. Morti fisiologici.

marzo 25, 2009

Roma. Buco di 39milioni per le municipalizzate

roma_atac_colosseo2Con un fatturato di 4,1 miliardi di euro nel 2007, il Comune di Roma, con le municipalizzate, è a capo di una holding superiore a quella dei Barilla, il cui volume di affari si ferma a 4 miliardi 64 milioni. Quello capitolino però è un gruppo in perdita che, nel quinquennio 2003-2007 ha chiuso con un passivo di 39milioni di euro. I bilanci più in rosso sono quelli di Atac (-583 milioni) e Ama (-45 milioni). La perdita sarebbe ancora più grave, pari a 643milioni di euro, se non fosse per Acea che, da sola, nel 2007, ha realizzato quasi il 60% del totale dei ricavi. leggi l’art. in pdf (IlSole24Ore25mar2009)

 

paolo-leon“L’autority ha le armi spuntate”. Intervista a Paolo Leon, presidente Agenzia qualità servizi pubblici del Campidoglio

“A Brescia sono più bravi che a Roma”. Basta questo per spiegare perché nello studio di Mediobanca sulle società partecipate dei sei maggiori comuni italiani la Capitale arrivi sempre penultima, davanti solo a Napoli? Paolo Leon, 73 anni, presidente dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali del Comune di Roma, la butta lì e aggiunge “si tratta, è chiaro, di due realtà profondamente diverse”. Ma i romani non pagano la tariffa dei rifiuti e i biglietti dei trasporti e pesa il rapporto tra sistema politico e aziende. leggi l’intervista in pdf (IlSole24Ore25mar2009)