Archivio per ‘Mafia/Legalità’

settembre 24, 2009

Se la mafia a Roma non c’è…

“La politica, le istituzioni hanno interesse a che si continui a pensare che a Roma non c’è mafia”. Lo ha detto stamattina il procuratore di Tivoli Luigi De Ficchy, intervenendo ad un’iniziativa di Libera a Roma sul “contrasto a riciclaggio e usura”. “A Roma – spiega il procuratore – c’è un tale dispiegamento di forze di polizia che sarebbe troppo ammettere che c’è la mafia e poi Roma è la capitale d’Italia ed evidentemente non può portare sul bavero una tale macchia”.
Eppure l’escalation di delitti che si registra da anni la dice lunga. Come la dicono lunga gli investimenti della ‘ndrangheta nei ristoranti e negli alberghi della capitale. Nel luglio scorso la Dda di Reggio Calabria ha proceduto ad un maxi sequestro di beni mobili e immobili del valore di 200mila euro riconducibili alla cosca Alvaro di Cosoleto, in provincia di Reggio Calabria. Tra i beni sequestrati il noto “Cafè de Paris” di via Veneto, negli anni 50 e 60 simbolo della “Dolce vita”. “Il fatto che a coordinare l’operazione sia stata la Dda di Reggio e non quella di Roma dà l’idea della sottovalutazione del fenomeno anche da parte di noi magistrati” dice de Ficchy.
L’aver minimizzato per anni il ruolo della mafia non solo a Roma ma anche nella regione non ha fatto altro che “determinare un’infiltrazione sempre maggiore”.

Nella capitale è particolarmente attiva la ‘ndrangheta che a partire dagli anni ’70 ha stretto un patto di ferro con la massoneria deviata garantendosi canali importanti nelle istituzioni e l’accesso facile ad attività industriali e commerciali importanti . “Gran parte degli ‘ndranghetisti – dice de Ficchy – sono diventati massoni. Fu in quegli anni che all’interno della mafia calabrese si è formata la struttura segreta denominata La Santa”. Detta anche “società maggiore”, la Santa nasce proprio per favorire i rapporti con persone non affiliate e che hanno prestato giuramento in altri corpi: carabinieri, magistrati, ma anche politici, e soprattutto con la massoneria.

Nel sud del Lazio imperversa la camorra che ha il controllo degli appalti pubblici. “Se in passato – spiega de Ficchy – la camorra si limitava a prendere una percentuale all’impresa che vinceva l’appalto, oggi invece impone l’affidamento del subappalto a proprie imprese”.
La criminalità organizzata oggi è impresa. E investe capitali ingentissimi che vengono riciclati soprattutto attraverso l’usura. Il commerciante, l’imprenditore in difficoltà che non riesce ad accedere al credito bancario si rivolge all’usuraio che oggi, anche a Roma, è sinonimo soprattutto di mafia, la sola a disporre dei capitali necessari. “Tramite l’usura – dice de Ficchy – la mafia soggioga l’imprenditore in difficoltà fino ad appropriarsi della sua impresa che poi utilizza per riciclare il denaro sporco”.
Altro canale di riciclaggio importante sono le banche. “Senza le banche – spiega il procuratore – non sarebbe possibile gestire la mole di capitali che ‘ndrangheta e camorra muovono su Roma e il Lazio”.

L’infiltrazione mafiosa nel Lazio oggi è tale che arriva a spingersi anche nelle province del nord, a Viterbo in particolare, “dove da qualche tempo si registrano omicidi, rapine, ma l’opinione pubblica sembra non accorgersene, i giornali relegano questi fatti nelle pagine della cronaca”.
“Del resto – dice De Ficchy – nel nostro paese, in tutto il paese, c’è il far west ma continuiamo a non volerlo vedere, a far finta di niente”.

aprile 27, 2009

L’ammazzeranno! perché lo Stato non l’aiuta più

piera-aielloTesimone di giustizia, presidente dell’associazione antimafia “Rita Atria” di Palermo, Piera Aiello viveva in una località segreta da 18 anni, protetta dallo Stato.
La sua copertura è saltata a causa “di due uomini dell’Arma dei Carabinieri, che presumibilmente hanno consentito che le famiglie mafiose denunciate da Piera Aiello venissero a conoscenza della sua attuale collocazione territoriale”. E’ la denuncia dell’associazione palermitana e di Libera.
Piera ha scritto una lettera al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per ribadire la sua fiducia nelle Istituzioni.
Quelle stesse istituzini che oggi la stanno lasciando sola, esposta al rischio quotidiano di essere ammazzata dalla mafia che ha denunciato, anni fa, al giudice Borsellino.
www.ritaatria.it

Il senatore Giuseppe Lumia ha presentato un’interrogazione parlamentare sul caso di Piera Aiello, il 22 aprile scorso. www.giuseppelumia.it_interrogazioneparlamentare

Chi è Piera Aiello

A 14 anni incontra Nicola (Nicolò) Atria, figlio del bos don Vito Atria, facente capo al clan degli Accardo. Se ne innamora, lo sposa. Appena nove giorni dopo don Vito viene ucciso. Nicola tenta di vendicarlo, viene assassinato a sua volta davanti agli occhi della moglie.
Piera non era una mafiosa, “quella cultura non mi è mai appartenuta” ha sempre ripetuto. Tanto che, anche dopo il matrimonio con Nicola, decide di partecipare al concorso per agente di polizia. Il marito aveva acconsentito, “può far sempre comodo” le disse. “Se divento poliziotta, e se tu non metti la testa a posto, sarai il primo che sbatterò dentro” rispose lei. Lui la picchiò, ma Piera era “orgogliosa di ribellarsi” ad un mondo che rifiutava completamente.
Quando, pochi giorni dopo l’assassinio del marito, è avvicinata da un carabiniere, decide di seguirlo a Terracini per incontrare il giudice Paolo Borsellino. “Da allora Borsellino per me non rappresentava solo il magistrato che si occupava delle mie testimonianze – dice Piera – ma diventò un amico, un padre a cui aggrapparsi dei momenti di sconforto”.
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Chi era Rita Atria

Figlia di don Vito Atria. Legatissima al fratello, Nicola, che le racconta tutto: chi sono gli assassini di suo padre, chi comanda in paese, chi gestisce il traffico di droga. A 17 anni, un fardello più grande di lei.
Quando il fratello viene ucciso a sua volta, quando Calogero, il fidanzato, la lascia perché la cognata, Piera, era diventata nel frattempo testimone di giustizia, spedita in una località segreta. Quando la mamma pure la rinnega, Rita rimane completamente sola.
Cosa fare? Diventare complice, sottomettersi al sistema, per recuperare gli affetti? O denunciare, liberarsi dal fardello, essere libera per liberare suo padre, sua madre, gli affetti, un mondo?
Decide per la libertà. Come Piera, incontra Borsellino e racconta, denuncia, indica nomi e cognomi. Vive sotto copertura a Roma, da sola, senza mai incontrare, parlare, confidarsi con qualcuno. L’unico conforto quel giudice che di lì a breve però sarà ammazzato. A 17 anni, vede il vuoto intorno a sé, lo sconforto prende il sopravvento, non ce la fa ad andare avanti. Si uccide.

marzo 10, 2008

Due freni sulla via per la legalità

“Lo Stato confisca ma poi abbandona” denuncia Alessandro Leo di Libera Puglia. Non c’è bene confiscato che non sia stato oggetto di attentati.

Il presidio Libera Puglia per anni si è battuto per il riuso dei terreni confiscati alla Sacra corona unita, nel Brindisino.

“Come è possibile – si chiede Leo – che una villa confiscata sia oggi tranquillamente occupata da coloro che dovrebbero essere ormai gli ex proprietari?”.   leggi l’articolo in pdf (IlSole24Ore_10.03.2008 )

INTERVISTA A DON CIOTTI: “E’ FONDAMENTALE L’AIUTO DI TUTTI”.
“Questo impegno non è per navigatori solitari, è necessario il contributo da parte di tutti: Stato, istituzioni, scuola, gruppi del privato e del pubblico, singoli cittadini”. [...] Attenti però alle facili illusioni. “Se da una parte – spiega il sacerdote – vediamo gli ottimi risultati di magistratura e forze dell’ordine, dall’altra abbiamo avuto leggi ad personam che hanno incentivato una giustizia a doppio binario, favorito zone d’immunità e di privilegio”. leggi l’art. in pdf (IlSole24Ore_10.03.2008)

A SCUOLA PER FORMARE CITTADINI CONSAPEVOLI
Vigevano fu, già nel 197, tra i primi Comuni a confiscare beni alla criminalità organizzata. “Queste cose avvengono quando, in territori nei quali si è sviluppato il malaffare, ci sono forti presìdi di legalità, istituzionali e non” dice Davide Salluzzo, presidente dell’associazione “La Barriera”, una delle espressioni della società civile che, nella cittadina pavese, operano sul fronte dell’educazione alla legalità. leggi l’art. in pdf (IlSole24Ore_10.03.2008)

dicembre 10, 2006

Mafia, la Puglia non è periferia

L’attività della criminalità organizzata pugliese mira anche all’“accaparramento dei finanziamenti pubblici”. Gli “illeciti nella Pubblica amministrazione” hanno raggiunto tali “connotazioni negative” da avere “indotto la Procura della Repubblica di foggia a costituire un apposito pool investigativo”.
Nella relazione relativa al 1° semestre 2006 la Direzione investigativa antimafia chiarisce che “nella città di Lecce, gli appartenenti ai vecchi gruppi criminali sembrano mirare alla riorganizzazione dello sgominato clan «Cerfeda»”. L’obiettivo è “monopolizzare la gestione del traffico e dello spaccio degli stupefacenti”, in contrasto con “un altro gruppo criminale che opera nello stesso settore in città”. Leggi l’inchiesta (L’ImPAZiente n. 12)

Il bavaglio all’informazione
Quando non è voluto è imposto. Anche indirettamente, col privare tv, radio e giornali dei mezzi adeguati per, anche semplicemente, fare (corretta) informazione. Leggi l’approfondimento (L’ImPAZiente n. 12)